Manifesto delle Terre Alte per il sì al Referendum Costituzionale

Basta un si(1)

Il nostro primo incontro

Le istituzioni politiche devono essere disegnate con lo sguardo rivolto a quanto avviene nella società e nel mondo. Soltanto attraverso la costante verifica di come esse vengono messe in opera nella realtà si può esprimere un giudizio rispetto al fatto che siano o meno efficaci nel perseguire gli scopi che ne hanno determinato la nascita. Spesso, infatti, il rassicurante riferimento a modelli istituzionali del passato porta a non comprendere il presente ed a realizzare quanto in realtà dichiaratamente si voleva combattere. La difesa intransigente di quelle istituzioni che sono state capaci di imprimere un’accelerazione al progresso della società italiana in un determinato periodo storico, rischia di convertirsi in una battaglia di retroguardia e conservatrice di fronte ad un contesto del tutto cambiato.

Da ciò il convincimento che ha portato alla riforma attuale: la modifica di alcune istituzione formali può essere efficace per servire meglio quei fini di elevazione spirituale e materiale della società che caratterizzano lo spirito repubblicano della Costituente. Questo è il motivo per cui, noi perlomeno, intendiamo sostenere il Sì al referendum.

Certo, il fatto che la nostra società attuale intenda ancora perseguire e promuovere questi fini di progresso spirituale e materiale non è così scontato. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di interrogarci a riguardo. La grande occasione è questo referendum.

Il tema centrale che dobbiamo affrontare è quindi il seguente: crediamo ancora nei principi di libertà politica e solidarietà economica soggiacenti alla Costituzione repubblicana del ‘47? La realtà sociale e politica di oggi corrisponde a quell’idea di democrazia nata dalla resistenza? In caso di risposta negativa a quest’ultima domanda, quale assetto istituzionale tra quello esistente e quello proposto con la riforma può rendere possibile una ripartenza verso una società più giusta e più conforme al nostro progetto di società?

Sono domande apparentemente semplici, ma che impongono riflessioni profonde rispetto a quello che riteniamo essere giusto, ingiusto ed opportuno al fine di rendere l’Italia e l’Europa un luogo di maggiore giustizia. La riforma Costituzionale è un atto politico e presuppone una risposta personale e collettiva a queste domande poiché contribuirà in maniera decisiva a determinare (dando loro una forma) i valori di riferimento, anche extra giuridici, del nostro Paese.

Non esistono costituzioni perfette. La stessa Costituzione repubblicana del ‘47 è nata da un compromesso ed è rimasta inattuata in molte sue parti le quali, nate in seno ad un’assemblea costituente figlia di un momento storico straordinario, hanno subito l’opposizione di importanti aree politiche appartenenti ai diversi schieramenti in sede di applicazione. La battaglia per la piena attuazione della Costituzione ha rappresentato la dimensione formale dello scontro materiale che si stava producendo nel Paese la quale vedeva contrapposte due concezioni della società, della politica e del potere. Una orientata ad un concetto aperto nella sua gestione ed impegnata a cercare di realizzare “la rivoluzione promessa” dalla Costituzione della Repubblica. La seconda, al contrario, schierata a favore del mantenimento dell’assetto sociale, economico e politico tipico di uno stato fondato sul censo, il familismo e la cultura intollerante di Stato. Lo scontro tuttora esiste e in un periodo di grande contrazione economica sta riemergendo nella sua dimensione politica.

Il convincimento che la battaglia per il referendum sia un crocevia fondamentale per dare inizio ad un nuovo ciclo di riflessione politica all’interno del Paese ci porta a fondare il comitato delle Terre Alte per il Sì al Referendum. Il valore simbolico è forte perché con il riferimento alle montagne vogliamo dichiarare con orgoglio che ci collochiamo nell’alveo della gloriosa tradizione nata dalla resistenza e ci riconosciamo personalmente in quei valori. Servono nuove istituzioni per servirli al meglio in un tempo attraversato da grandi incertezze. Il prossimo futuro ci imporrà scelte valoriali di campo e non dobbiamo arrivare impreparati.

Tocca a noi tutti, di ogni età ed estrazione, tornare a pensare in quale Paese vogliamo vivere.

Il momento storico è maturo. Il passato può assicurarci un arsenale di valori ed esperienze, ma le scelte per il futuro non possiamo farle che noi.

Vallera di Caraglio, 27 luglio 2016

Marco Giraudo      Manfredi Rosso   Matteo Gribaudo

Federico Brondello   Filippo Perlo    Federica Giraudo

Erica Cosio      Gianluca Serale    Federico Cavallo

Arduino Rosso   Alessandro Casasso  Marco Bussone

Giulio Poggiaroni  Fabio Cosio  Rebecca Ghio

Giovanni Dematteis   Martine Garelli     Emanuele Pellegrino

Marco Rainero

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